# Kimono, il corpo che segue il vestito

Il kimono non te lo infili. Te lo costruiscono addosso, e ci vogliono venti minuti buoni in cui tu stai ferma in mezzo alla stanza mentre due persone ti girano intorno, ti sistemano una sottoveste, ti passano un cordino in vita, lo tirano, ne passano un altro, ti infilano un cuscinetto dietro la schiena e ti raddrizzano le spalle come si fa con un manichino. A Osaka avevo prenotato un noleggio e la ragazza che mi ha vestita parlava un inglese incerto, io il suo giapponese per niente, quindi ci siamo capite un po' a gesti e un po' con il traduttore del telefono passato avanti e indietro. Alla fine ho smesso di chiedere e ho solo guardato le mani.

## La vestizione

I pezzi sono tanti più di quanti ne immagini, tra sottovesti, nastri piatti che tengono le pieghe, fasce rigide che le bloccano, e imbottiture che servono a una cosa che non avrei mai indovinato da sola: il kimono non vuole una silhouette a clessidra, la vuole dritta, cilindrica, quindi dove hai una curva loro riempiono per spianarla. Tutto il contrario di come ragiona un vestito da noi, dove ogni cucitura serve a segnare un punto vita che qui invece va fatto sparire.

Poi c'è la regola che ti dicono subito e che vale per chiunque, uomo o donna: il lembo sinistro va sopra il destro, sempre. Al contrario si veste soltanto un morto, e la cosa è talmente radicata che in giapponese esiste un modo di dire, _hidari-mae ni naru_, letteralmente "mettersi il sinistro davanti", che si usa per dire che gli affari vanno a rotoli. Un errore di vestizione diventato un modo per dire che sei rovinato.

## L'obi

La fascia è il pezzo che porta via più tempo e anche quello che di solito vale di più, perché non è tinta ma tessuta, spesso con filati d'oro, e in un mercato dell'usato può capitare che l'obi costi molto più del kimono a cui è abbinato. Quelli formali arrivano attorno ai quattro metri, quindi quando ti gira intorno alla vita sembra non finire mai, e nel frattempo tu respiri sempre meno.

Il nodo dietro non è una decorazione a caso ma un'informazione. Le donne adulte portano il nodo a tamburo, squadrato e sobrio, e la versione doppia si usa per le occasioni liete perché l'idea è che la gioia si ripeta. I nodi grandi e scenografici, quelli a forma di passero o di freccia, sono invece delle ragazze giovani. Curiosità che ho scoperto solo dopo: il nodo non è sempre stato dietro, le cortigiane di alto rango lo portavano davanti, ben in vista, e si spostò tutto sulla schiena quando gli obi diventarono così lunghi che davanti non ci stavano più.

## Quello che il kimono dice di te

Prima che tu apra bocca il capo ha già raccontato parecchio. Le maniche lunghissime, quelle che quasi toccano terra, sono il _furisode_ e lo portano le ragazze non sposate, tanto che è il vestito dei diciott'anni e dei matrimoni delle amiche. Il nero con il decoro solo sotto la vita è il _kurotomesode_, il capo più formale per una donna sposata, quello delle madri agli sposalizi. Il nero pieno senza decori è il lutto, e anche lì c'è una regola che mi è rimasta impressa: tutto nero, obi compreso, tranne i calzini, che restano bianchi.

Quello che di solito non si racconta è che questa scala di formalità non è antichissima come sembra. È stata sistemata e irrigidita tra fine Ottocento e dopoguerra, e l'industria del kimono negli anni Cinquanta e Sessanta ci ha messo del suo, perché regole precise significano più capi diversi da vendere alla stessa persona.

## I fiori arrivano in anticipo

La parte che mi ha divertita di più è la stagionalità, perché non riguarda solo il tessuto, che cambia peso e trasparenza mese per mese, ma i disegni. Il susino si porta d'inverno, quando i rami veri sono ancora spogli, l'acero rosso a settembre, e il ciliegio va indossato prima che i ciliegi fioriscano davvero, con i fiori ancora in boccio. La logica è che il vestito deve annunciare la stagione, mai rincorrerla, e portare il motivo quando la natura ha già fatto tutto è considerato poco elegante. Più il disegno è realistico, più è vincolato al mese; se invece è stilizzato al punto da diventare astratto, allora vale tutto l'anno.

## Il castello

Il mio era bianco, con il pizzo, la fascia rossa e sopra un gioiello di perle che le girava intorno come una cintura. Di tradizionale, a essere onesti, aveva poco: il pizzo nel kimono non c'entra niente, è una cosa che i noleggi propongono oggi perché piace, e le perle ancora meno. Siamo andati a fare le foto al castello di Osaka, ed è lì che il kimono ha smesso di sembrarmi un costume. Davanti a quelle mura, con tutto quel tessuto addosso e la fascia che mi teneva dritta, per un po' mi sono sentita dentro l'epoca in cui quel vestito se lo metteva chiunque la mattina senza pensarci, perché era semplicemente l'abito con cui si usciva di casa.

La cosa che ho sentito davvero, più del peso e più della fascia stretta, è che non camminavo come cammino io. I sandali sono piatti e rigidi, con l'infradito che passa tra le dita, per quello i calzini hanno l'alluce separato, e sotto quella gonna chiusa il passo diventa per forza corto e il movimento più lento. Ho passato la giornata a muovermi in un modo che non avevo deciso io.

Da noi è il vestito che segue il corpo. Quel giorno era il corpo a seguire il vestito.